Scuola di Alta Formazione in Storia e Filologia del Manoscritto e del Libro Antico

La Federico II di Napoli in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha istituito una Scuola di Alta Formazione biennale post-laurea in “Storia e Filologia del Manoscritto e del Libro Antico”.
Intitolata a un Maestro come Alberto Varvaro, che per oltre quaranta anni ha esercitato il suo magistero presso l’Ateneo fridericiano, la Scuola, diretta dal prof. Andrea Mazzucchi, nasce dalla consapevolezza che materia e testo del codice e del libro a stampa sono aspetti complementari e dinamici di una stessa realtà da indagare nel loro rapporto reciproco e da consegnare a una valutazione unitaria.
Essa intende pertanto costituirsi come luogo privilegiato per la formazione di esperti nelle discipline filologiche, paleografiche e codicologiche, avvalendosi dello studio diretto delle fonti manoscritte e a stampa (letterarie, filosofiche, teologiche, e musicali) conservate a Napoli e, più in generale, nelle biblioteche campane. L’obiettivo è anche di fornire competenze tecniche e professionali nell’ambito delle digital humanities con particolare riguardo alla filologia digitale (edizioni critiche digitali) e alla conservazione e diffusione del patrimonio librario antico (dall’elaborazione di database per la catalogazione, alla scansione, digitalizzazione, marcatura di immagini, restauro virtuale del patrimonio librario).
La Scuola però non nasce solo come luogo di alta formazione, ma mira anche a produrre conoscenza e a restituire alla collettività nuove acquisizioni scientifiche. Il primo banco di prova della sua attività sarà infatti la Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli, divenuta tristemente nota per le criminose razzie cui in anni recenti è stata sottoposta e che ne hanno determinato il sequestro giudiziario e la conseguente chiusura agli studiosi e al pubblico dei lettori.
La Biblioteca dei Girolamini, al cui costituirsi aveva offerto un contributo decisivo Giambattista Vico, raccoglie un patrimonio librario di circa 180.000 unità, tra cui oltre 500 manoscritti, 120 incunaboli, 5.000 edizioni del Cinquecento, numerose pergamene e carte sciolte; un Archivio Musicale dove si conservano stampati e manoscritti musicali di inestimabile rilevanza. Tale straordinario patrimonio merita di essere valorizzato per mezzo di attività mirate. La Biblioteca, pertanto, sarà la prima a beneficiare dei saperi e delle competenze che la Scuola intende promuovere.
Gli allievi della scuola, infatti, in collaborazione con i docenti del comitato scientifico, con altri tutor e supervisori e con il personale bibliotecario saranno impegnati nella
realizzazione di un nuovo catalogo dei manoscritti presenti ai Girolamini che aggiorni, integri e sostituisca il benemerito, ma ormai datato catalogo di Enrico Mandarini, risalente a oltre un secolo fa;
digitalizzazione del materiale librario più pregiato, grazie anche alla possibile disponibilità di potenti strumenti tecnologicamente avanzati, che potrebbero essere collocati presso la sede della Biblioteca.
Le attività della Scuola dunque potranno contribuire non solo alla riapertura della struttura, ma anche alla sua valorizzazione e alla sua consapevole fruizione.

22 maggio 2017 : incontro tra il ministro Franceschini e L’università Federico II

Lunedì 22 maggio, nella Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini di Napoli, si è svolta la Conferenza stampa di presentazione della Scuola di Alta Formazione biennale post-laurea in “Storia e filologia del manoscritto e del libro antico” istituita sulla base di uno specifico Protocollo d’intesa siglato tra l’Università degli Studi Federico II di Napoli e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Le attività della Scuola di Alta Formazione in ‘Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico’ contribuiranno non solo alla riapertura della storica Biblioteca, ma anche alla sua valorizzazione e alla sua consapevole fruizione.
Alla presentazione sono intervenuti Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Antonia Pasqua Recchia, Segretario generale del MiBACT, Vincenzo Piscitelli, Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Napoli, Rossana Rummo, Direttore Generale Biblioteche e Istituti Culturali, e Andrea Mazzucchi, Direttore della Scuola di Alta Formazione in ‘Storia e filologia del manoscritto e del libro antico’.
Alla presentazione è seguita, alle ore 16, sempre nella Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, una tavola rotonda che ha inaugurato la Scuola di Alta Formazione.
Alla tavola rotonda sono intervenuti Rossana Rummo, Direttore Generale Biblioteche e Istituti Culturali, Arturo De Vivo, Prorettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Guido Trombetti, già Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Antonio Tarasco, dirigente del Servizio I della Direzione Generale Musei, Raffaele De Magistris, Direttore della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, Edoardo Massimilla, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II, e Andrea Mazzucchi, Direttore della Scuola.

Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini: apertura straordinaria al pubblico

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La Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini è stata aperta al pubblico in via del tutto straordinaria l’11 ottobre in occasione dell’evento MIBACT “Domenica di carta 2015”.
La Biblioteca dei Girolamini fa parte del complesso monumentale dei Girolamini fondato tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento dai seguaci di San Filippo Neri. Nel fulcro del centro storico napoletano, tra Via Tribunali e Via Duomo, pulsa il cuore della memoria storica e letteraria di Italia; di fatti, la Biblioteca dei Girolamini accoglie codici di inestimabile valore e oggetto di studio da parte di addetti del settore filologico-letterario non solo italiano.

“Per ricominciare…” è lo slogan che si è deciso di utilizzare per quest’apertura straordinaria fortemente voluta da tutte le istituzioni che hanno avuto un ruolo di rilievo nel ripristino dei volumi depredati nella precedente direzione. Un sequestro del bene come atto dovuto in risposta ad uno scempio che ha come fine la restituzione alla cittadinanza della prima biblioteca aperta al pubblico, nel lontano 1586, di Napoli.

La Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, nell’esperienza “Per ricominciare…”, grazie alla direzione di Silvana Gallifuoco, si propone di giungere alla sua naturale funzione: una biblioteca, dunque, come luogo di studio e lettura, custode di sapere, raccolta di memorie e alcova della cultura.

Numerosi sono i volumi rari presenti nella Biblioteca.
Proprio nella mostra bibliografica, curata da Alma Serena Lucianelli, sono presenti testi che appartengono alla variegata quantità di libri rari: la “Lectura codicem” di Cino da Pistoia (manoscritto membranaceo, XIVsec.; miniato); la “Comedia” di Dante Alighieri (ms. membr.; sec. XIV) realizzato a Napoli per la famiglia Poderico da Lorenzo, autorevole membro della corte di Roberto d’Angiò, canonico della chiesa metropolitana di Napoli, lettore di giurisprudenza e rettore dell’Università; la legatura cinquecentesca erroneamente detta “Canevari” che fa parte dei 144 esemplari ritenuti autentici, il cui nucleo più consistente è conservato con i 127 testi nella Biblioteca stessa; il “Teseide” di Boccaccio (ms. cart., sec. XV, illustrato a penna).Oltre all’esposizione allestita, la biblioteca dei Girolamini custodisce circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi, tra cui 94 incunaboli, 5.000 cinquecentine, numerosi manoscritti, di cui circa 6.500 riguardanti composizioni e opere musicali dal XVI al XIX secolo. Ricordiamo, infatti, grazie alle parole del Presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, che il complesso bibliotecario nasce proprio come “oratorio” del pomeriggio, dove i napoletani del Seicento e del Settecento praticavano letture pubbliche e ascoltavano la musica delle laudi e proprio da questa consuetudine sembra essere nato l’”Oratorio” inteso come quella forma musicale religiosa ma, per la prima volta, non liturgica.

Il patrimonio della Biblioteca dei Girolamini comprende anche il ricchissimo fondo librario della collezione privata di Giuseppe Valletta, 18.000 volumi circa, con edizioni rare del XVI e XVII: classici della letteratura greca e latina (in mostra, infatti, A. Seneca, Tragediae, ms. membr.; sec. XIV; miniato), storia e filosofia. L’acquisizione del fondo Valletta fu fortemente voluto da Giambattista Vico che convinse i padri oratoriani a portare nella biblioteca i pregevoli testi.
Sono presenti ovviamente altri fondi librari conservati al suo interno: il Fondo Agostino Gervasio (archeologia, numismatica, bibliografia, letteratura classica), il Fondo Filippino (storia della Chiesa, sacre scritture, teologia) e il Fondo Valeri (940 volumi sulla storia di Napoli e dell’Italia meridionale).

Durante la visita sarà possibile accedere: alla sala del camino, dove un campeggia un maestoso ovale raffigurante la Madonna della Vallicella, la sala Bellucci che testimonia la profonda amicizia di padre Bellucci con Giambattista Vico e Benedetto Croce, la sala Vico maestosa e intima nei suoi interni.

Per l’apertura straordinaria, un doveroso ringraziamento va fatto alla Procura di Napoli, nella figura del procuratore Piscitelli, al Direttore Generale Biblioteche e Istituti Culturali Rosanna Rummo, il Direttore della Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini Silvana Gallifuoco e il Presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini Mauro Giancaspro.

La riapertura definitiva al pubblico della Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini non è vicina ma sicuramente è una volontà delle forze scese in campo.

Jundra Elce

Ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne ed è attualmente laureanda in Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli. Ama la letteratura, gli amici, la scrittura e l’opera. È un connubio perfetto di grandi imperfezioni!

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San Filippo Neri

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Filippo Neri nasce a Firenze il 21 luglio 1515, e riceve il battesimo nel “bel san Giovanni” dei Fiorentini il giorno seguente, festa di S. Maria Maddalena.
La famiglia dei Neri, che aveva conosciuto in passato una certa importanza, risentiva allora delle mutate condizioni politiche e viveva in modesto stato economico. Il padre, ser Francesco, era notaio, ma l’esercizio della sua professione era ristretto ad una piccola cerchia di clienti; la madre, Lucrezia da Mosciano, proveniva da una modesta famiglia del contado, e moriva poco dopo aver dato alla luce il quarto figlio.
La famiglia si trovò affidata alle cure della nuova sposa di ser Francesco, Alessandra di Michele Lenzi, che instaurò con tutti un affettuoso rapporto, soprattutto con Filippo, il secondogenito, dotato di un bellissimo carattere, pio e gentile, vivace e lieto, il “Pippo buono” che suscitava affetto ed ammirazione tra tutti i conoscenti.
Dal padre, probabilmente, Filippo ricevette la prima istruzione, che lasciò in lui soprattutto il gusto dei libri e della lettura, una passione che lo accompagnò per tutta la vita, testimoniata dall’inventario della sua biblioteca privata, lasciata in morte alla Congregazione romana, e costituita di un notevole numero di volumi. La formazione religiosa del ragazzo ebbe nel convento dei Domenicani di San Marco un centro forte e fecondo. Si respirava, in quell’ambiente, il clima spirituale del movimento savonaroliano, e per fra Girolamo Savonarola Filippo nutrì devozione lungo tutto l’arco della vita, pur nella evidente distanza dai metodi e dalle scelte del focoso predicatore apocalittico.
Intorno ai diciotto anni, su consiglio del padre, desideroso di offrire a quel figlio delle possibilità che egli non poteva garantire, Filippo si recò da un parente, avviato commerciante e senza prole, a San Germano, l’attuale Cassino. Ma l’esperienza della mercatura durò pochissimo tempo: erano altre le aspirazioni del cuore, e non riuscirono a trattenerlo l’affetto della nuova famiglia e le prospettive di un’agiata situazione economica.
Lo troviamo infatti a Roma, a partire dal 1534. Vi si recò, probabilmente, senza un progetto preciso. Roma, la città santa delle memorie cristiane, la terra benedetta dal sangue dei martiri, ma anche allettatrice di tanti uomini desiderio di carriera e di successo, attrasse il suo desiderio di intensa vita spirituale: Filippo vi giunse come pellegrino, e con l’animo del pellegrino penitente, del “monaco della città” per usare un’espressione oggi di moda, visse gli anni della sua giovinezza, austero e lieto al tempo stesso, tutto dedito a coltivare lo spirito.
La casa del fiorentino Galeotto Caccia, capo della Dogana, gli offrì una modesta ospitalità – una piccola camera ed un ridottissimo vitto – ricambiata da Filippo con l’incarico di precettore dei figli del Caccia. Lo studio lo attira – frequenta le lezioni di filosofia e di teologia dagli Agostiniani ed alla Sapienza – ma ben maggiore è l’attrazione della vita contemplativa che impedisce talora a Filippo persino di concentrarsi sugli argomenti delle lezioni.
La vita contemplativa che egli attua è vissuta nella libertà del laico che poteva scegliere, fuori dai recinti di un chiostro, i modi ed i luoghi della sua preghiera: Filippo predilesse le chiese solitarie, i luoghi sacri delle catacombe, memoria dei primi tempi della Chiesa apostolica, il sagrato delle chiese durante le notti silenziose. Coltivò per tutta la vita questo spirito di contemplazione, alimentato anche da fenomeni straordinari, come quello della Pentecoste del 1544, quando Filippo, nelle catacombe si san Sebastiano, durante una notte di intensa preghiera, ricevette in forma sensibile il dono dello Spirito Santo che gli dilatò il cuore infiammandolo di un fuoco che arderà nel petto del santo fino al termine dei suoi giorni.
Questa intensissima vita contemplativa si sposava nel giovane Filippo ad un altrettanto intensa, quanto discreta nelle forme e libera nei metodi, attività di apostolato nei confronti di coloro che egli incontrava nelle piazze e per le vie di Roma, nel servizio della carità presso gli Ospedali degli incurabili, nella partecipazione alla vita di alcune confraternite, tra le quali, in modo speciale, quella della Trinità dei Pellegrini, di cui Filippo, se non il fondatore, fu sicuramente il principale artefice insieme al suo confessore P. Persiano Rosa.
A questo degnissimo sacerdote, che viveva a san Girolamo della Carità, e con il quale Filippo aveva profonde sintonie di temperamento lieto e di impostazione spirituale, il giovane, che ormai si avviava all’età adulta, aveva affidato la cura della sua anima. Ed è sotto la direzione spirituale di P. Persiano che maturò lentamente la chiamata alla vita sacerdotale. Filippo se ne sentiva indegno, ma sapeva il valore dell’obbedienza fiduciosa ad un padre spirituale che gli dava tanti esempi di santità. A trentasei anni, il 23 maggio del 1551, dopo aver ricevuto gli ordini minori, il suddiaconato ed il diaconato, nella chiesa parrocchiale di S. Tommaso in Parione, il vicegerente di Roma, Mons. Sebastiano Lunel, lo ordinava sacerdote.
Messer Filippo Neri continuò da sacerdote l’intensa vita apostolica che già lo aveva caratterizzato da laico. Andò ad abitare nella Casa di san Girolamo, sede della Confraternita della Carità, che ospitava a pigione un certo numero di sacerdoti secolari, dotati di ottimo spirito evangelico, i quali attendevano alla annessa chiesa. Qui il suo principale ministero divenne l’esercizio del confessionale, ed è proprio con i suoi penitenti che  Filippo iniziò, nella semplicità della sua piccola camera, quegli incontri di meditazione, di dialogo spirituale, di preghiera, che costituiscono l’anima ed il metodo dell’Oratorio. Ben presto quella cameretta non bastò al numero crescente di amici spirituali, e Filippo ottenne da “quelli della Carità” di poterli radunare in un locale, situato sopra una nave della chiesa, prima destinato a conservare il grano che i confratelli distribuivano ai poveri.
Tra i discepoli del santo, alcuni – ricordiamo tra tutti Cesare Baronio e Francesco Maria Tarugi, i futuri cardinali – maturarono la vocazione sacerdotale, innamorati del metodo e dell’azione pastorale di P. Filippo. Nacque così, senza un progetto preordinato, la “Congregazione dell’Oratorio”: la comunità dei preti che nell’Oratorio avevano non solo il centro della loro vita spirituale, ma anche il più fecondo campo di apostolato. Insieme ad altri discepoli di Filippo, nel frattempo divenuti sacerdoti, questi andarono ad abitare a San Giovanni dei Fiorentini, di cui P. Filippo aveva dovuto accettare la Rettoria per le pressioni dei suoi connazionali sostenuti dal Papa. E qui iniziò tra i discepoli di Filippo quella semplice vita famigliare, retta da poche regole essenziali, che fu la culla della futura Congregazione.
Nel 1575 Papa Gregorio XIII affidò a Filippo ed ai suoi preti la piccola e fatiscente chiesa di S. Maria in Vallicella, a due passi da S. Girolamo e da S. Giovanni dei Fiorentini, erigendo al tempo stesso con la Bolla “Copiosus in misericordia Deus” la “Congregatio presbyterorm saecularium de Oratorio nuncupanda”. Filippo, che continuò a vivere nell’amata cameretta di San Girolamo fino al 1583, e che si trasferì, solo per obbedienza al Papa, nella nuova residenza dei suoi preti, si diede con tutto l’impegno a ricostruire in dimensioni grandiose ed in bellezza la piccola chiesa della Vallicella.
Qui trascorse gli ultimi dodici anni della sua vita, nell’esercizio del suo prediletto apostolato di sempre: l’incontro paterno e dolcissimo, ma al tempo stesso forte ed impegnativo, con ogni categoria di persone, nell’intento di condurre a Dio ogni anima non attraverso difficili sentieri, ma nella semplicità evangelica, nella fiduciosa certezza dell’infallibile amore divino, nella letizia dello spirito che sgorga dall’unione con Dio. Si spense nelle prime ore del 26 maggio 1595, all’età di ottant’anni, amato dai suoi e da tutta Roma di un amore carico di stima e di affezione.
La sua vita è chiaramente suddivisa in due periodi di pressoché identica durata: trentasei anni di vita laicale, quarantaquattro di vita sacerdotale. Ma Filippo Neri, fiorentino di nascita – e quanto amava ricordarlo! – e romano di adozione – tanto egli aveva adottato Roma, quanto Roma aveva adottato lui! – fu sempre quel prodigio di carità apostolica vissuta in una mirabile unione con Dio, che la Grazia divina operò in un uomo originalissimo ed affascinante.
“Apostolo di Roma” lo definirono immediatamente i Pontefici ed il popolo Romano, attribuendogli il titolo riservato a Pietro e Paolo, titolo che Roma non diede a nessun altro dei pur grandissimi santi che, contemporaneamente a Filippo, aveva vissuto ed operato tra le mura della Città Eterna. Il cuore di Padre Filippo, ardente del fuoco dello Spirito, cessava di battere in terra in quella bella notte estiva, ma lasciava in eredità alla sua Congregazione ed alla Chiesa intera il dono di una vita a cui la Chiesa non cessa di guardare con gioioso stupore. Ne è forte testimonianza anche il Magistero del Santo Padre Giovanni Paolo II che in varie occasioni ha lumeggiato la figura di san Filippo Neri e lo ha citato, unico dei santi che compaiano esplicitamente con il loro nome, nella Bolla di indizione del Grande Giubileo del 2000.

Fonte:

www.oratoriosanfilippo.org

Spunti bibliografici su San Filippo Neri a cura di LibreriadelSanto.it

Malfer Massimo, “San Filippo Neri”
Fede & Cultura, 2012

Delcroix Rita, “Filippo Neri. Il santo dell’allegria”
San Paolo Edizioni, 2011

Danieli Francesco, “San Filippo Neri”
San Paolo Edizioni, 2009

Brunelli Roberto, “San Filippo Neri. Il Santo della gioia”
Elledici, 2008

Cistellini Antonio, “San Filippo Neri: Breve storia di una grande…”
San Paolo Edizioni, 2007

Filippo Neri (santo), “Chi cerca altro che Cristo”
San Paolo Edizioni, 2006

Venturoli Alberto, “Visita alle sette chiese. Liturgia di san…”
Città Nuova, 2006

Bella Luciano G., “Filippo Neri. Padre secondo lo spirito”
Jaca Book, 2006

Chiozzotto Renzo, “Filippo Neri”
Edizioni Messaggero, 2005

Tercic Hans, “Filippo Neri. L’amore vince ogni paura”
Città Nuova, 2000

Venturoli Alberto, “Il profeta della gioia. La mistica di san…”
Jaca Book, 1999

Rosmini Antonio, “Lo spirito di s. Filippo Neri”
La Scuola, 1996

Bouyer Louis, “La musica di Dio. San Filippo Neri”
Jaca Book, 1991

Delcroix Rita, “Filippo Neri il santo dell’allegria”
Newton & Compton, 1989

Breve storia della Biblioteca

I sacerdoti dell’ononimo complesso, vennero soprannominati dai napoletani “Girolamini” perchè provenivano dalla Chiesa di San Girolamo della Carità di Roma.
L’ordine dei Girolamini di Napoli è quello degli Oratoriani di San Filippo Neri.

Note storiche:

La Confederazione dell’Oratorio di san Filippo Neri riunisce le Congregazioni che, a partire dalla prima – fondata in Roma dal Santo e canonicamente eretta nel 1575 da Papa Gregorio XIII con la Bolla “Copiosus in misericordia Deus” – sono state erette, lungo i secoli, dalla Sede Apostolica “ad instar Congregationis Oratorii de Urbe”.

Tali Congregazioni – che hanno raggiunto in varie Nazioni, nel corso di secoli, il numero di circa trecento – vissero in totale autonomia (legate tra loro da soli vincoli spirituali e dal testo delle comuni Constitutiones, approvate da Papa Paolo V nel 1612) fino a quando, in tempi recenti, la Sede Apostolica istituì un legame giuridico che, pur nella originaria autonomia delle Case “sui juris”, unisse in modo più organico le Comunità.

Il primo passo ufficiale verso quello che sarà l’ “Institutum Oratorii S. Philippi Nerii” fu compiuto dal Decreto della Sacra Congregazione dei Religiosi, ex Audientia SS.mi D.N.Pii PP.XI del 21 marzo 1933, che istituiva la Visitatio Generalis Oratorii e nominava il claretiano P. Arcadio Maria Larraona Visitatore Apostolico, mentre iniziava, contemporaneamente, a svolgere le sue funzioni a Roma la Procura Generalis, primo titolare della quale fu nominato “ad interim” il P. Carlo Naldi, d.O. di Firenze.

Queste nuove istituzioni furono la risposta alle esigenze storiche già emerse negli ultimi decenni del secolo XIX, quando le Congregazioni, falcidiate prima dalla politica napoleonica in Europa e poi dalle leggi eversive dell’Italia risorgimentale, vennero a trovarsi ridotte di numero e in grave difficoltà di sopravvivenza.

Lavorarono al progetto, fin dagli ultimi anni del 1800, in unità di intenti e nobile amore per l’Oratorio, particolarmente il servo di Dio Padre Giovanni Battista Arista, dell’Oratorio di Acireale, poi vescovo della medesima Diocesi, ed il servo di Dio Padre Giulio Castelli, già dell’Oratorio di Torino e fondatore della Congregazione di Cava de’ Tirreni. Li sostennero nell’intento il Sommo Pontefice Leone XIII, molto legato all’Oratorio fin dai tempi del suo episcopato in Perugia, e il Papa S. Pio X, che, primo fra i Vescovi italiani, mentre era ancora Patriarca di Venezia, dichiarò il suo plauso all’unione morale delle Congregazioni. Non mancò loro l’appoggio convinto di alcuni Oratoriani – tra i quali, in primo luogo, il Cardinale Alfonso Capecelatro, dell’Oratorio di Napoli, allora Arcivescovo di Capua e Bibliotecario di S. Romana Chiesa – ma non fu parimenti assente l’avversione di altri Oratoriani che faticavano a comprendere l’iniziativa temendo la perdita della caratteristica autonomia delle singole Congregazioni.

Si giunse, tra difficoltà e notevole mole di lavoro, all’aggiornamento del testo delle Costituzioni e alla formulazione degli Statuti Generali approvati dal Congresso Generale oratoriano del 1942 e ratificati, ad experimentum, dal Decreto della S. Congregazione dei Religiosi ex Audientia SS.mi D.N. Pii PP.XII, il 12 aprile del 1943, nell’attesa che un nuovo Congresso Generale, da celebrare dopo il termine del conflitto mondiale, li approvasse in forma definitiva.